Testimonianza Anonima

18 Novembre 2020

Ho 54 anni e due anni fa decisi di farmi sostenere psicologicamente …

Era tempo, troppo, che non stavo bene. Non capivo come fare e cosa fare della mia vita. Chiesi a mio marito di accompagnarmi in un percorso di coppia, ma non accettò. Provò con un percorso singolarmente, ma senza portarlo a termine. Così feci il primo passo verso quella che fu per me una rivoluzione/rivelazione. Chiesi perciò aiuto al Consultorio. Arrivò il primo colloquio con l’Assistente Sociale. Stavo così male che alla domanda iniziale se vi fosse ancora la volontà di lavorare sul mio matrimonio, risposi no… Volevo soltanto stare bene, ero troppo disperata.  Piangevo sempre. Ho passato due anni a piangere, ovunque mi trovassi: a casa, a letto, al lavoro, persino al supermercato. Così iniziai il mio lungo percorso. Eh sì, perché io credevo di cavarmela in breve, ma non è così che funziona. Mi fu assegnata una psicologa. All’inizio non mi piaceva un granchè. Sebbene fosse bellissima nel suo sorriso, con me lei non sorrideva quasi mai, ma soprattutto, la cosa che più mi lasciava perplessa era che lei non mi diceva cosa fare. Non mi diceva come agire, eh no!
Purtroppo scoprii di soffrire di dipendenza affettiva, una gran brutta bestia. E lì compresi perchè la psicoterapeuta non mi diceva come dovevo agire: tutta una vita mi era stato detto cosa e come fare, annullandomi di fronte agli altri pur di farmi amare. Non sapevo cosa volevo per me stessa (anche se invece io credevo il contrario). Mi accontentavo delle briciole, mi facevo in quattro per essere servizievole, per essere amata, anche nel rapporto di coppia. “Sentivo” molto bene le emozioni e le fatiche che provavano le persone accanto a me; cercavo di farmene carico  perché non sapevo gestire le loro fatiche e la mia frustazione per non riuscire a “guarirle”. Non accettavo di avere manie di controllo, non accettavo di essermi sbagliata di credere di essermi innamorata, non accettavo i miei errori e nemmeno quelli di chi mi era vicino. Ho capito che c’era un forte nesso tra me e e il modo in cui i miei genitori mi avevano cresciuta. Eppure, man mano, strada facendo nel percorso di supporto prisocologico capivo che loro erano capaci solo così di volermi bene.
Oh povera la mia psy! Quanto ha sudato per farmi comprendere che tutto questo dolore partiva da me? Mi è stato chiesto una volta: quanto male ci si fa a fare questo tipo di lavoro su se stessi? Non ci si fa male, fa male ma non ci si fa male. Perché per stare bene non dobbiamo aggirare la tempesta ma passarci attraverso e allora ne usciremo fieri e vincenti.
Svolgo un lavoro part-time. Ho 2 figli. Non avevo mai preso in considerazione la separazione e invece… Seppur a fatica ho trovato la forza di separarmi, meglio quattro soldi in meno, ma voglio essere serena. Volevo che i miei figli vedessero davvero, attraverso di me, cosa fosse l’amore, che non era quello vissuto con mio marito, sebbene persona bravissima e buon padre. Ora ho perdonato davvero i miei genitori. Dal rapporto con loro ora so cosa portare nel mio cuore, quale esempio trarre. Ora sono serena. Certo devo ancora ogni tanto pensare alla mia bellissima “psy” e alle sue direttissime domande per focalizzarmi, incentrarmi ed ascoltarmi. Ascoltare i miei bisogni. Ho una bimba dentro me che sta scoprendo finalmente quanto sia bella la vita nonostante le difficoltà perché ho capito che posso sempre contare su me stessa.
Questo percorso mi ha portato ad avere delle bellissime e sane amicizie, perché io in primis sono diventata una buona amica. Le amicizie di interesse le ho perse senza strapparmi i capelli, cosa che invece prima facevo. Ne ho acquistate di nuove e disinteressate. Mi voglio più bene e so che posso farcela. Alla fine mi sono separata. E’ più di un anno che sono sola, sebbene di recente abbia conosciuto una persona che, guarda caso, concorda con me su cosa “voglio “da un rapporto d’amore. Non mi accontento più, ora le mie energie sono atte a lavorare su ciò che veramente desidero dalla vita. È già difficile di suo la vita, vediamo di viverla appieno più serenamente possibile, facendo pace con noi stesse e sciogliendo i nodi del nostro essere. Ora sono pronta anche ad aiutare il prossimo senza farmene carico, senza fare la crocerossina.
Auguro a tutti, dato che ci sono i mezzi per poterlo fare, di intraprendere questo bellissimo e faticoso viaggio dentro se stessi. Buona vita!

Questa signora ha raccontato come siamo stati capaci di accompagnarla in un momento particolarmente difficile e dirimente della sua vita.

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